Nascosto nel tessuto urbano e sconosciuto alle ultime generazioni di cremonesi, il bunker di via Grado 19 faceva parte, durante la Seconda guerra mondiale, della rete di rifugi antiaerei pubblici della città, insieme a quelli più noti di piazza Marconi e di palazzo Trecchi. Le informazioni sulla sua origine sono scarse, ma si colloca in un’area interessata da profonde trasformazioni urbanistiche durante il Ventennio.
Il quartiere, incluso nel piano regolatore del 1930 come zona di espansione, vide la costruzione di edifici civili e militari, tra cui l’ex Provveditorato (sede della Gioventù Italiana del Littorio) progettato da Carlo Gaudenzi e realizzato tra il 1939 e il 1941. In questo contesto nasce anche il condominio di via Grado 19, edificio INCIS destinato agli impiegati statali, nelle cui cantine fu integrato il bunker, costruito nel 1942.
Di dimensioni contenute, il rifugio era destinato principalmente agli abitanti del palazzo e a pochi altri residenti dell’isolato. Come gli altri rifugi dell’epoca, è un ambiente ipogeo in cemento armato, posto a circa tre metri di profondità, dotato di ventilazione naturale, illuminazione autonoma e accesso protetto tramite porta corazzata con ingresso “a baionetta”.
L’unico utilizzo documentato risale al 10 luglio 1944, quando un bombardamento statunitense colpì Cremona causando gravi distruzioni nei quartieri di Porta Milano e Sant’Ambrogio, con 119 vittime e 82 feriti. Il bunker offrì allora riparo agli abitanti, mentre gli edifici circostanti evitarono danni strutturali rilevanti.
Oggi il rifugio è inutilizzato e rimane pressoché sconosciuto al di fuori del condominio che lo ospita.