Ludovica Anversa è tra le protagoniste di questa edizione di Cremona Contemporanea | Art Week, con un intervento pensato in relazione all’ormai iconica stanza del Palazzo del Comune, dove nelle edizioni passate si sono confrontate Linda Carrara con una dimensione pittorica-scultorea e, attraverso una dimensione immersiva-installativa, Lucia Cristiani. Una sala che si affaccia direttamente sul Duomo, un luogo carico di storia e stratificazioni che diventa la prima tappa del percorso della manifestazione.

Opere pittoriche site-specific, realizzate appositamente per lo spazio, che si ispirano alle tracce, visibili e invisibili, lasciate dal tempo e dall’uso di chi ha vissuto e lavorato in queste sale prima di noi. Così, le immagini di Anversa non si offrono mai ad un’unica lettura: si manifestano come semi-astrazioni, simili a residui o materializzazioni di esperienze psichiche. Perforano un velo nebuloso come spettri, after-immagini o allucinazioni, lasciando affiorare una dimensione interiore, evocativa. In queste composizioni delicate e viscerali un lento movimento si compie, una danza, fatta di trasformazioni in cui ogni figura sembra sul punto di formarsi e modificarsi, restando però sospesa, in bilico tra ciò che è e ciò che è stato.

Accanto a questo intervento pittorico, Ludovica Anversa presenta un nuovo corpo di sculture, piccole e raffinate, che traslano la sua estetica in una dimensione tridimensionale e materica. In esse il corpo emerge come entità permeabile e ricettiva. La materia si fa fragile, porosa, a volte ferita, in una tensione costante tra resistenza e abbandono. Pittura e scultura convivono, si contaminano, si rispondono. Le sue opere non illustrano, ma evocano; non raccontano, ma invitano a sentire, con il corpo e con la mente. Un’esperienza sensibile che lascia spazio al dubbio, alla trasformazione e alla bellezza dell’incertezza.













