LUDOVICA ANVERSA

Ludovica Anversa è tra le protagoniste di questa edizione di Cremona Contemporanea | Art Week, con un intervento pensato in relazione all’ormai iconica stanza del Palazzo del Comune, dove nelle edizioni passate si sono confrontate Linda Carrara con una dimensione pittorica-scultorea e, attraverso una dimensione immersiva-installativa, Lucia Cristiani. Una sala che si affaccia direttamente sul Duomo, un luogo carico di storia e stratificazioni che diventa la prima tappa del percorso della manifestazione. 

Ludovica Anversa, installation view at Palazzo del Comune, Cremona Contemporanea | Art Week 2025, ph. Rossetti/Chico

Opere pittoriche site-specific, realizzate appositamente per lo spazio, che si ispirano alle tracce, visibili e invisibili, lasciate dal tempo e dall’uso di chi ha vissuto e lavorato in queste sale prima di noi. Così, le immagini di Anversa non si offrono mai ad un’unica lettura: si manifestano come semi-astrazioni, simili a residui o materializzazioni di esperienze psichiche. Perforano un velo nebuloso come spettri, after-immagini o allucinazioni, lasciando affiorare una dimensione interiore, evocativa. In queste composizioni delicate e viscerali un lento movimento si compie, una danza, fatta di trasformazioni in cui ogni figura sembra sul punto di formarsi e modificarsi, restando però sospesa, in bilico tra ciò che è e ciò che è stato.

Ludovica Anversa, installation view at Palazzo del Comune, Cremona Contemporanea | Art Week 2025, ph. Rossetti/Chico

Accanto a questo intervento pittorico, Ludovica Anversa presenta un nuovo corpo di sculture, piccole e raffinate, che traslano la sua estetica in una dimensione tridimensionale e materica. In esse il corpo emerge come entità permeabile e ricettiva. La materia si fa fragile, porosa, a volte ferita, in una tensione costante tra resistenza e abbandono. Pittura e scultura convivono, si contaminano, si rispondono. Le sue opere non illustrano, ma evocano; non raccontano, ma invitano a sentire, con il corpo e con la mente. Un’esperienza sensibile che lascia spazio al dubbio, alla trasformazione e alla bellezza dell’incertezza.

Ludovica Anversa, installation view at Palazzo della Carità – Fondazione Città di Cremona, Cremona Contemporanea | Art Week 2025, ph. Rossetti/Chico

TRISHA BAGA

Trisha Baga è una delle voci più originali e sperimentali della scena artistica contemporanea americana. Il suo lavoro attraversa con disinvoltura linguaggi diversi – dal video alla performance, dalla pittura alla scultura – sempre con uno sguardo ironico, tagliente, a tratti surreale, capace di sovvertire la realtà per aprire squarci su dimensioni altre, oniriche, iperpopolate di immagini, suoni e riferimenti culturali. 

Trisha Baga, installation view at Palazzo Raimondi, Cremona Contemporanea | Art Week 2025, ph. Rossetti/Chico

Dopo la sua prima importante personale in Italia nel 2020 presso Pirelli HangarBicocca, Cremona Contemporanea | Art Week è orgogliosa di accogliere l’artista all’interno del proprio programma espositivo, con un riallestimento pensato appositamente per gli spazi di Palazzo Vidoni. Qui, Trisha Baga presenta un’installazione video: il film, come sempre nel suo lavoro, è uno strumento di decostruzione e rivelazione. A fianco del video, l’artista è presente anche una selezione di piccole sculture in ceramica, forme eccentriche, quasi totemiche, che verranno dislocate anche in altri spazi della città – tra cui Palazzo del Comune – creando così un doppio livello di lettura e di presenza. La ceramica, medium apparentemente fragile e artigianale, nelle mani di Baga si trasforma in elemento ironico e potentemente evocativo.

MICHAËL BORREMANS

Michaël Borremans, installation view at Battistero, installation design by Tommaso Meena, Cremona Contemporanea | Art Week 2025, ph. Rossetti/Chico

Cremona Contemporanea | Art Week accoglie uno dei pittori contemporanei più rilevanti e riconosciuti a livello internazionale: Michaël Borremans. Artista fiammingo dalla straordinaria perizia tecnica, incarna una pittura sospesa tra passato e presente, capace di evocare atmosfere dense, intime e stratificate. Le sue opere, di una precisione formale quasi ipnotica, attingono a immaginari che affondano le radici nella cultura del nord Europa: un’eredità visiva legata alla pittura fiamminga, al paesaggio interiore, al rigore che si traduce in immagini tanto silenziose quanto potenti. È una pittura che richiama epoche diverse, capace di riecheggiare la tradizione senza mai replicarla, ma piuttosto riscrivendola attraverso una sensibilità tutta contemporanea.

Invitato per questa edizione dell’Art Week, presenta due opere, allestite in modo simmetrico e sacrale all’interno di uno dei luoghi più suggestivi e significativi della città: il Battistero del Duomo di Cremona. Uno spazio che già nella prima edizione aveva ospitato l’intervento di Maurizio Cattelan con Ego, e che oggi torna a dialogare con l’arte contemporanea in una relazione intensa, rispettosa, mai invadente. L’allestimento, pensato in maniera site-responsive, valorizza il carattere spirituale e architettonico del luogo, creando una tensione formale tra le opere e lo spazio che le accoglie. La simmetria e la disposizione delle due tele restituiscono una dimensione quasi liturgica, amplificata dalla luce e dalla geometria dell’ambiente.

Michaël Borremans, installation view at Battistero, installation design by Tommaso Meena, Cremona Contemporanea | Art Week 2025, ph. Rossetti/Chico

Le opere di Borremans, così inserite, sembrano sospese tra tempo e memoria: è una pittura che parla il linguaggio del presente, ma lo fa attingendo a una memoria collettiva, a un codice visivo sedimentato, profondo, che rievoca la pittura moderna e al tempo stesso la supera. La loro presenza nel Battistero dimostra come l’arte contemporanea possa farsi ponte tra la storia e il nostro tempo, riscrivendo spazi antichi con nuove visioni e nuovi significati.

ARIANNA CAROSSA

La pratica di Arianna Carossa si distingue per la sua capacità di andare oltre la mera dimensione estetica, intrecciando linguaggi e materiali in un’indagine profonda sul rapporto tra individuo, materia e contesto. L’artista, che vive da anni a New York, ha sviluppato una ricerca che si è spinta attraverso geografie diverse – dalle cave d’oro di Città del Messico al deserto del Nevada, dai salotti urbani alla monumentalità delle cave di marmo di Carrara – lasciando emergere in ciascun luogo una riflessione originale e spesso ambivalente.

Arianna Carossa, installation view at Museo Archeologico San Lorenzo, Cremona Contemporanea | Art Week 2025, ph. Rossetti/Chico

La sua produzione si muove liberamente tra pittura, scultura e installazione, con un approccio che unisce l’intelligenza formale a un’intimità quasi tattile. Carossa tratta i materiali come estensioni del proprio vissuto, traducendo elementi del quotidiano in forme che dialogano con il corpo, con la memoria e con il tempo. La sua è un’azione che si rivela per stratificazione: ogni frammento è il punto di partenza per una riflessione collettiva, dove la presenza dell’artista si manifesta più come eco che come dichiarazione esplicita.

Arianna Carossa, installation view at Museo Archeologico San Lorenzo, Cremona Contemporanea | Art Week 2025, ph. Rossetti/Chico

Molte delle sue opere recenti alternano dimensioni monumentali a interventi minimi e allusivi, componendo un lessico complesso che attraversa l’umano, la scienza, la storia dell’arte. È proprio questa tensione tra contrasti – tra forza e fragilità, tra sacro e quotidiano, tra conoscenza e istinto – che costituisce il nucleo più vivo della sua ricerca. Per Cremona Contemporanea | Art Week, Arianna Carossa è stata invitata a intervenire all’interno del Museo Archeologico San Lorenzo, uno degli spazi più significativi e simbolici della rassegna, già attraversato negli anni da voci femminili come Alice Ronchi e Nevine Mahmoud. In questa occasione, l’artista ha elaborato un nuovo intervento che, a partire da frammenti, oggetti e suggestioni apparentemente eterogenee, ricompone uno spazio mentale e fisico coerente, un organismo poetico che sembra emergere direttamente dalla sua interiorità.

DANIELE COSTA

Daniele Costa, installation view at Palazzo Affaitati, Cremona Contemporanea | Art Week 2025, ph. Rossetti/Chico

Nel panorama dell’edizione 2025 di Cremona Contemporanea | Art Week, il linguaggio video assume un ruolo centrale, rafforzato dalla presenza dell’artista Daniele Costa. La sua pratica si fonda sull’osservazione: Costa si definisce un testimone silenzioso che, attraverso l’immagine in movimento, esplora territori diversi senza imporre giudizi, ma lasciando emergere le complessità intrinseche dei soggetti trattati.

Al centro del suo sguardo si trovano spesso i meccanismi del corpo e i luoghi in cui il tempo sembra sospendersi. Dalle architetture industriali dei magazzini portuali agli spazi vulnerabili degli ospedali, Costa costruisce narrazioni visive che oscillano tra l’intimità e il paesaggio urbano. Il corpo diventa così un luogo di ricerca: fragile, esposto, a volte enigmaticamente attuale, fino ad assumere una dimensione iconica e pop. Non è un caso che alcuni dei suoi soggetti, come La Trape o Leona, siano divenuti figure riconoscibili del suo universo estetico e abbiano contribuito a far emergere la sua opera anche a livello nazionale e internazionale.

Per l’occasione cremonese, l’artista presenta un’opera video inedita interamente dedicata a Leona, figura drag al centro del suo racconto visivo. L’installazione assume un carattere particolare grazie alla scelta del display: il video viene collocato sopra un letto dallo stile spiccatamente rétro. Non si tratta di un oggetto qualsiasi, ma di un pezzo unico, disegnato da Gio’ Ponti per Vincenzo Agnetti, che introduce un ulteriore livello di lettura – tra design, memoria e intimità – sottolineando la delicatezza e la stratificazione del lavoro di Costa.

OLIVIA ERLANGER

Olivia Erlanger costruisce universi alternativi e nuove realtà, dando forma a mondi sospesi tra immaginazione e percezione. Uno degli elementi ricorrenti nella sua ricerca è l’occhio: simbolo di visione, consapevolezza e sorveglianza, ma anche portale verso dimensioni non ordinarie. In molte delle sue opere, l’occhio diventa dispositivo attraverso cui sovvertire la realtà e trasformarla in una “non-realtà”, un territorio fluido in cui i confini tra il visibile e l’invisibile si fanno labili.

Olivia Erlanger, installation view at Palazzo Schinchinelli Martini, Cremona Contemporanea | Art Week 2025, ph. Rossetti/Chico

Proprio l’occhio è protagonista della scultura realizzata nel 2024 con il sostegno di Fondazione Henraux, in occasione della vittoria del Premio Internazionale dedicato a giovani artiste. L’opera, scolpita in marmo di Carrara, è stata pensata per entrare in risonanza con l’ingresso di Palazzo Schinchinelli Martini, luogo di grande suggestione architettonica, in cui la scultura si inserisce con perfetta aderenza estetica e concettuale. Il contesto storico dell’edificio entra così in dialogo con l’immaginario contemporaneo e visionario di Erlanger, generando una tensione poetica tra passato e futuro.

La sua indagine artistica si muove fluidamente tra diversi media – dalla scultura al video, fino all’installazione – mantenendo sempre viva una spinta narrativa che richiama universi fantascientifici e onirici. I suoi lavori evocano atmosfere sospese, scenari in cui l’osservatore è invitato a interrogarsi sul significato del reale, su ciò che si cela dietro la superficie delle cose. Erlanger esplora così la possibilità di mondi altri, filtrati attraverso uno sguardo profondamente simbolico e radicalmente contemporaneo.

IRENE FENARA

Per Cremona Contemporanea | Art Week, Irene Fenara presenta un progetto inedito, pensato appositamente per la manifestazione. La sua è la prima opera visibile entrando in città, una sorta di accoglienza visiva che si configura come un grande benvenuto non solo all’evento, ma all’intera rassegna, sottolineando fin da subito l’intento di stabilire un dialogo diretto tra arte e spazio urbano.

Irene Fenara, installation view at Via Mantova, Cremona Contemporanea | Art Week 2025, ph. Rossetti/Chico

Le immagini selezionate per l’occasione appartengono alla serie Supervision, uno dei nuclei più emblematici della ricerca dell’artista bolognese. Si tratta di fotogrammi estrapolati da circuiti di videosorveglianza attivi in varie parti del mondo, a cui Fenara accede attraverso il web. Questo gesto di riappropriazione visiva diventa un atto critico e poetico insieme, con cui l’artista riflette sulla sorveglianza, sull’accesso indiscriminato alle immagini, e sulla trasformazione dell’estetica del quotidiano.

Le sue immagini non sono mai perfette: sono spesso distorte, rovinate, pixelate. Ma è proprio in questi difetti che si nasconde la loro forza espressiva: emergono così paesaggi frammentati, visioni distopiche che ritraggono frammenti di realtà marginali, periferiche, e per questo ancora più autentiche. L’artista trasforma ciò che nasce come strumento di controllo in una possibilità immaginativa, lasciando che lo spettatore completi il significato dell’opera attraverso il proprio sguardo.

STINA FORS

Come lo scorso anno in cui la Sala dei Quadri del Palazzo del Comune Cremona Contemporanea | Art Week ospita per la prima volta Stina Fors, artista e performer tra le più interessanti del panorama internazionale, nota per un approccio radicale e sperimentale al linguaggio del corpo e della voce.

Stina Fors, installation view at Palazzo Raimondi, Cremona Contemporanea | Art Week 2025, ph. Rossetti/Chico

L’opera che porta in scena prende spunto dalla ormai celebre A Mouthful of Tongues, una performance intensa e destabilizzante, già presentata in importanti contesti internazionali, tra cui Centrale Fies e la Biennale di Venezia 2024. Il lavoro si distingue per la sua forza fisica e simbolica, e ha contribuito a consolidare la reputazione di Stina Fors come figura di riferimento nel campo della performance contemporanea. A Cremona, l’opera viene riproposta in una nuova declinazione, pensata appositamente per la Sala dei Quadri del Palazzo del Comune, uno spazio carico di storia e significato, che già lo scorso anno aveva accolto l’intervento performativo di Roberto Fassone.

Stina Fors, performance at Palazzo del Comune, courtesy Cremona Contemporanea | Art Week 2025

La performance sarà accompagnata da una serie di video, realizzati con materiali d’archivio e girati originali, che documentano le diverse fasi e versioni dell’opera in altri contesti. Questo progetto video, inedito, offre uno sguardo d’insieme sull’evoluzione del lavoro dell’artista, restituendo una narrazione stratificata che si muove tra presenza fisica e memoria registrata visibile all’interno degli spazi di Palazzo Raimondi.

Il percorso proposto a Cremona Contemporanea | Art Week si articola dunque in modo ambivalente: da un lato la potenza della performance dal vivo, dall’altro la riflessione sul tempo, sulla ripetizione e sulla documentazione attraverso il video. È la prima volta che queste due dimensioni del lavoro dell’artista vengono presentate insieme in Italia, offrendo al pubblico un’occasione rara per conoscere più da vicino la sua ricerca.

MAXIMO GONZALEZ

Tra gli artisti internazionali protagonisti di Cremona Contemporanea | Art Week, vi è la presenza di Máximo Gonzalez, autore di origini argentine che da oltre vent’anni vive e lavora in Messico. Il suo percorso artistico, contraddistinto da una continua riflessione sul dialogo tra natura, società e spazio, trova in questa occasione un nuovo momento di confronto con il tessuto storico e culturale della città di Cremona.

Maximo González, installation view at Palazzo del Comune, Cremona Contemporanea | Art Week 2025, ph. Rossetti/Chico

González è stato invitato a intervenire in alcuni dei luoghi della manifestazione, tra cui spicca l’antico Palazzo del Comune. In particolare, l’artista ha scelto di confrontarsi con uno dei muri più carichi di memoria e suggestione: l’imponente parete medievale del grande salone del Palazzo, la cui forza estetica e storica ha rappresentato un fertile terreno di ispirazione. A questa si affianca l’allestimento di ulteriori opere presso Palazzo Schinchinelli Martini, una delle sedi più recenti della manifestazione, dove González prosegue il suo dialogo poetico tra pittura e spazio architettonico.

Maximo González, installation view at Palazzo Schinchinelli Martini, Cremona Contemporanea | Art Week 2025, ph. Rossetti/Chico

La pittura è uno dei linguaggi espressivi attraverso cui González ha saputo definire nel tempo la sua cifra stilistica. Per questa occasione, l’artista presenta quattro grandi tele che si impongono per intensità visiva e forza evocativa. Le opere si ispirano alla natura, che González esplora non solo come elemento formale ma anche come chiave di lettura simbolica e metaforica. Rami intrecciati, fiori rigogliosi, cromie vivide e pulsanti si fondono in una composizione organica che trasmette un senso di vitalità, trasformazione e connessione.

Attraverso queste pitture monumentali, invita lo spettatore a riscoprire un’armonia interiore, in cui l’uomo e l’ambiente non sono entità separate ma parti di un medesimo disegno. Il risultato è un intervento che non si limita a occupare lo spazio, ma lo abita con rispetto e lo valorizza.

EMILIA KINA

Il lavoro di Emilia Kina si colloca in un punto di confine tra pittura e scultura, sviluppandosi attraverso superfici che possiedono una presenza fisica evidente. Le sue opere, realizzate su tavole di legno dallo spessore marcato, generano un senso di movimento interno, come se l’immagine pittorica stessa si stesse trasformando sotto gli occhi dello spettatore.

Emilia Kina, installation view at Palazzo della Carità – Fondazione Città di Cremona, Cremona Contemporanea | Art Week 2025, ph. Rossetti/Chico

Per Cremona Contemporanea | Art Week, l’artista interviene con un’installazione pensata appositamente per il salone monumentale della Fondazione Città di Cremona. In questo contesto dialoga apertamente con la tradizione visiva locale, instaurando un legame tra la sua estetica contemporanea – fatta di tinte tenui e forme allusive – e i maestri della pittura storica cremonese. Il risultato è un incontro poetico tra linguaggi differenti, dove la pittura si fa tramite di una relazione sensibile tra epoche.

Le opere di Kina si rivelano lentamente: a uno sguardo distratto possono apparire come astrazioni decorative, ma osservandole più a fondo si dischiude un universo visivo più complesso. Le forme fluttuanti sembrano evocare cellule in movimento, grandi occhi socchiusi, sipari che si aprono o strumenti ottici che inquadrano dettagli del reale, giocando sulla soglia tra visione e immaginazione. Al centro della sua pratica resta la pittura, ma sempre in tensione con una dimensione tridimensionale. Le superfici assumono la funzione di quinte teatrali o scenografie sospese, attraversate da colori che prediligono la morbidezza: rosa cipria, verdi polverosi, azzurri lattiginosi. In questo spazio sensoriale sospeso, lo spettatore è invitato a rallentare, ad affinare lo sguardo, lasciandosi coinvolgere da un ritmo visivo silenzioso ma incisivo.