EMILIA KINA

Il lavoro di Emilia Kina si colloca in un punto di confine tra pittura e scultura, sviluppandosi attraverso superfici che possiedono una presenza fisica evidente. Le sue opere, realizzate su tavole di legno dallo spessore marcato, generano un senso di movimento interno, come se l’immagine pittorica stessa si stesse trasformando sotto gli occhi dello spettatore.

Emilia Kina, installation view at Palazzo della Carità – Fondazione Città di Cremona, Cremona Contemporanea | Art Week 2025, ph. Rossetti/Chico

Per Cremona Contemporanea | Art Week, l’artista interviene con un’installazione pensata appositamente per il salone monumentale della Fondazione Città di Cremona. In questo contesto dialoga apertamente con la tradizione visiva locale, instaurando un legame tra la sua estetica contemporanea – fatta di tinte tenui e forme allusive – e i maestri della pittura storica cremonese. Il risultato è un incontro poetico tra linguaggi differenti, dove la pittura si fa tramite di una relazione sensibile tra epoche.

Le opere di Kina si rivelano lentamente: a uno sguardo distratto possono apparire come astrazioni decorative, ma osservandole più a fondo si dischiude un universo visivo più complesso. Le forme fluttuanti sembrano evocare cellule in movimento, grandi occhi socchiusi, sipari che si aprono o strumenti ottici che inquadrano dettagli del reale, giocando sulla soglia tra visione e immaginazione. Al centro della sua pratica resta la pittura, ma sempre in tensione con una dimensione tridimensionale. Le superfici assumono la funzione di quinte teatrali o scenografie sospese, attraversate da colori che prediligono la morbidezza: rosa cipria, verdi polverosi, azzurri lattiginosi. In questo spazio sensoriale sospeso, lo spettatore è invitato a rallentare, ad affinare lo sguardo, lasciandosi coinvolgere da un ritmo visivo silenzioso ma incisivo.